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Carissimi colleghi, PDF Stampa E-mail

Image Carissimi colleghi,
i Corsi di ecografia nefrologica sono giunti alla 15° edizione, essendo nati nel 1996 come “Corsi di ecografia renale di prima formazione” a Ranica (Istituto Negri- Bergamo) ove una felice “esigenza-intuizione”relativamente all’importanza degli ultrasuoni in nefrologia, aveva coinvolto i Direttori dell’ Istituto Negri e la sottoscritta .L’esigenza era nata dalla percezione che alla “nostra” nefrologia di allora mancasse qualcosa :cercammo di seguire , allora, il percorso che già in altri settori clinici (ostetrico-ginecologico e cardiologico, in particolare) era stato avviato. Sono certa che eravamo, tutti, solo in parte consapevoli che stavamo dando vita a qualcosa che , in breve, sarebbe divenuto irrinunciabile : anche per la nefrologia si apriva l’era dell’ecografia “clinica”, fatta di precise competenze specialistiche, coniugate con solide conoscenze teoriche nel campo della fisica e con altrettanto precisi processi metodologici .
Ho scritto consapevoli solo in parte , perché certamente nessuno di noi , in quei tempi in cui l’ecografia era definita, nell’ambito della struttura sanitaria pubblica “non pertinente alla nefrologia”, prevedeva gli sviluppi e gli ineguagliabili ed innegabili vantaggi che ne sarebbero seguiti per i nostri pazienti.
E’ormai opinione condivisa che si è assistito ad una vera “rivoluzione”, termine utilizzato dal collega Dr F. Petrarulo , allora Coordinatore del Gruppo di studio di ecografia della Società di nefrologia, in occasione del X Convegno del Gruppo (1998) e che felicemente definiva il contributo dato, in quegli anni, dagli ultrasuoni alla nefrologia. Oggi, grazie anche allo sforzo formativo parallelo e sinergico, svolto dalle Scuole di base ed avanzate della Società italiana di ultrasonologia ( nel frattempo autonomizzatasi dalla Società italiana di radiologia con cui ha continuato a collaborare anche nel campo formativo) le competenze sono notevolmente cresciute sia in senso clinico (per i colleghi di estrazione radiologica) che in senso ecografico (per i colleghi di estrazione clinica): assistiamo, da qualche anno, ad un proficuo dialogo tra specialisti con doppia competenza (nell’ambito delle Società di ultrasonologia e di radiologia e nelle Specialità cliniche) ed all’avverarsi di quanto il Prof Amici, uno dei Maestri dell’ecografia radiologica, affermava negli anni ‘80: “l’ecografia è di chi la sa fare”. Grazie al capillare lavoro di formazione a cui, come visto, molte realtà partecipano e collaborano,l’ecografia nefrologica ha oggi una dignità riconosciuta : nell’Ordinamento universitario della Scuola di Specializzazione in nefrologia la diagnostica ecografica ( con addestramento in un ambulatorio di ecografia renale) è definita “attività caratterizzante elettiva”e l’ecografia clinica figura nel “Decalogo delle malattie renali”(volto alla cura ed alla prevenzione delle malattie renali), stilato congiuntamente dalla Società italiana di nefrologia e dalla Fondazione del rene. Possiamo quindi a ragione affermare che questi sono i risultati del nostro lavorare insieme, radiologi ecografisti e nefrologi ecografisti , allo scopo di far crescere una vera cultura ecografica ed una più attenta sensibilità verso le problematiche dei nostri pazienti .Il lavoro che ci attende è però ancora molto : in campo nefrologico, sia a livello internazionale che nazionale, si è andata promuovendo, soprattutto negli ultimi anni, la sensibilizzazione delle istituzioni e degli organi di informazione sul tema delle nefropatie ,del loro precoce riconoscimento e della loro possibile prevenzione, anche nell’ottica di ridurre il rischio di sviluppo di malattie cardiovascolari, più frequenti nei pazienti con insufficienza renale cronica . In questa ottica, a fronte di un “paventato” rischio, a livello mondiale, di uno “tsunami “ dell’insufficienza renale (nella letteratura più recente ragionevolmente ridimensionato) e di una maggior attenzione alla ricerca clinica ed all’epidemiologia in campo nefrologico, l’ecografia è chiamata a rispondere a “nuove” esigenze che la vedono, a pieno diritto, in veste di operatore attivo. A fronte di queste richieste cliniche (che riguardano anche lo screening delle nefropatie nel c.d “terzo mondo”) si apre per la nefrologia uno spazio immenso di lavoro (non solo di ricerca, ma anche di intervento clinico) in cui l’ecografia avrà un ruolo irrinunciabile . I nefrologi dovranno integrare gli ultrasuoni nel loro “bagaglio “ diagnostico , imparare dai colleghi cardiologi, ad utilizzare la “sonda” come uno stetoscopio, diventare, cioè, nefrologi- ecografisti: per questo dovranno, però, essere disposti a misurarsi con una diagnostica impegnativa che richiede precise conoscenze ed un serio addestramento.

Non possiamo inoltre non riconoscere che, in questi ultimi anni, esigenze di più specifiche competenze in campo ecografico-clinico, sono emerse sia dall’ambito radiologico ( da vari anni più attento alla clinica, rispetto al passato più remoto) sia da quello cardiologico ed internistico in generale( al punto che si è dato vita d una Società di cardio-nefrologia) :in questo senso l’esperienza dei Corsi di Brescia dimostra che l’interscambio tra radiologi e clinici è estremamente proficuo, soprattutto quando viene vissuto nello sforzo e con la finalità di “crescere insieme”può accadere ,allora, che le posizioni docente/ discente si invertano in un piacevolissimo e costruttivo scambio di competenze e di esperienze .Anche a fronte di questa esperienza ritengo perciò non debbano più esistere barriere, determinate dalle afferente specialistiche: su quest’ultimo punto ho trovato con piacere , recentemente, il consenso pieno dell’attuale Presidente della Società italiana di Radiologia, Prof Siani.
Il corpo docente di entrambi i Corsi è perciò volutamente composto, in pressochè eguale misura, da radiologi (che restano sempre i nostri Maestri) ed internisti di varie afferenze ( ivi compresi, naturalmente, i nefrologi).
Lo scopo è infatti formare specialisti dalla “doppia competenza”: per i nefrologi l’acquisizione del bagaglio tecnologico necessario ad ottimizzare la pratica clinica e a trovarvi lo stimolo a “testare” gli ultrasuoni in campi ancora non esplorati della ricerca clinica sì’ che essi diventino una “nuova frontiera” per la ricerca nefrologica ; per i radiologi, l’acquisizione delle competenze cliniche che consentano loro di ottimizzare l’utilizzo degli ultrasuoni .
Esiste poi l’aspetto dell’innovazione tecnologica che, in campo ecografico, è in rapidissimo sviluppo, in grado, oggi, di rendere possibili studi funzionali ,talvolta, anche di precorrere le esigenze del clinico : il clinico ha quindi la possibilità teorica di utilizzarla, con enorme vantaggio sia “umano” che “economico” (anche a fronte delle problematiche che altre metodiche di diagnostica per immagini incontrano, nei pazienti con grado avanzato di insufficienza renale), ma l’utilizzo di questa affascinante tecnologia concretamente richiede, quale “conditio sine qua non”, la disponibilità ad un percorso formativo rigoroso.
I Corsi residenziali di Brescia che dal 1996 ( Bergamo) ad oggi hanno” licenziato” circa 470 ecografisti , molti dei quali già impegnati nel campo della didattica e della ricerca con ultrasuoni in nefrologia a livello nazionale, sia nella Società italiana di ultrasonologia che nel Gruppo di studio di ecografia della Società di nefrologia, si collocano nell’ambito di questa ormai irrinunciabile proposta formativa che ha orizzonti ancora più vasti: in un recente incontro ( 23 giugno 2009) del Prof Rapaccini, già Presidente della Società italiana di ultrasonologia con il Ministro Sacconi, l’ecografia è stata definita, per i medici italiani, un’”emergenza formativa”e siamo agli inizi di una vera “campagna di alfabetizzazione” dei medici di base :anche per loro la sonda dovrà divenire, come già da tempo si auspica, “lo stetoscopio”. Ovviamente , poiché l’ecografia è “di chi la sa fare” concetto che sottintende una “reale disposizione” che non è, verosimilmente,di tutti (come non è di tutti la disposizione alla diagnostica per immagini in senso lato), saranno verosimilmente da ipotizzare, anche per loro, livelli formativi diversi (proposta, a livello generale, già dibattuta nell’ambito della società mondiale di ultrasonologia), nei quali possano trovare una giusta risposta le esigenze di tutti, sia dei “più lontani” che dei più “prossimi”.
I due Corsi propongono un percorso “integrato”di ecografia “ clinica” : al Corso di 1º livello sono riservate l’introduzione agli ultrasuoni e l’approccio “di base” alla metodologia di esame, ma anche alcuni argomenti monografici, con particolare attenzione alle esigenze del clinico ; al Corso di livello lo studio delle diverse metodologie di esame “doppler”, le loro applicazioni in campo nefrologico , la presentazione delle tecnologie più avanzate e delle loro potenzialità applicative , unitamente ad argomenti monografici più complessi, pur nella consapevolezza che non è possibile separare, in modo assoluto, la diagnostica B-Mode da quella doppler, nelle sue diverse espressioni.
I due Corsi sono dunque , per molti aspetti, complementari , pur nel rispetto di una gradualità di approccio, che rispetti i tempi di apprendimento e permetta ai partecipanti di “far propria”, per quanto possibile, la metodica ;
sono a carattere”teorico-pratico” e quindi, necessariamente , “a numero chiuso”riservati a 16 partecipanti :qualsiasi informazione può essere richiesta alla segreteria organizzativa o cercata sul sito : www.beiweb.net/ultrasonography.
Convinti che lo scambio delle competenze è un momento di crescita per la società tutta, particolarmente auspicabile ed urgente in questa congiuntura storica, Vi aspettiamo a Brescia.
Manuela Ravelli

 
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